Risale agli anni Cinquanta l'imposizione massiccia e pervasiva della juche in Corea del Nord. Per juche si intende l'ideologia autarchica, ufficializzata nel 1972, descritta dal "padre della patria" (al quale va una venerazione idolatrica) Kim Il Sung. Con questa radice filosofica si sono coltivati ininterrottamente l'isolamento e il culto delle personalità. Nelle scuole di regime imparano a definirla fiducia in sé. Ma ecco il passaggio di Kim Il Sung:

"Il significato di juche, in breve, è essere maestro della rivoluzione e della ricostruzione nel proprio Paese. Questo corrisponde a ottenere in fretta una posizione autosufficiente, rifiutando la dipendenza da altri, usando i propri cervelli, credendo nella propria forza, mostrando lo spirito rivoluzionario dell'auto-fiducia e risolvendo così i propri problemi da se stessi, sotto la propria responsabilità, in tutte le circostanze".

Per Kim Il Sung stesso era una applicazione creativa del marxismo-leninismo, declinato nella realtà coreana. E specificò i tre principi su cui reggerla: indipendenza politica e ideologica, anche dalla Cina e dall'Unione Sovietica; auto-regolamentazione economica; formidabile sistema militare. E' diventato un principio promulgato a tutti gli effetti dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea, attualizzato all'ennesima potenza dal figlio Kim Jong Un. Si è consolidato, perciò, un regno eremitico capace, ancor prima di auto-reggersi, di auto-glorificarsi. Una mistica e una ritualità che hanno portato allo sviluppo nucleare e alla minaccia globale odierna. Nel disegno di Kim Il Sung, insieme all'ispirazione maoista e alla tradizione confuciana, si nota anche l'insofferenza verso le ingerenze sino-sovietiche.

In un discorso del 1955 Kim Il Sung dice: "Che cosa è la juche nel lavoro ideologico del nostro partito? Che cosa stiamo facendo? Non siamo impegnati nella rivoluzione di qualche altro Paese, ma solo nella rivoluzione coreana. Questa, la rivoluzione coreana, determina l'essenza della juche nell'opera ideologica del nostro partito. Pertanto, tutto il lavoro ideologico deve essere subordinato agli interessi della rivoluzione coreana. Quando noi ci mettiamo a studiare la storia del partito comunista dell'Unione Sovietica, la storia dei rivoluzionari cinesi o la verità universale del marxismo-leninismo, è interamente allo scopo di portare avanti la nostra rivoluzione".

Molti documenti e fatti storici, in futuro, saranno utili per inquadrare meglio il pensiero che ha informato la storia recente della Corea del Nord e per differenziarlo, per le sue specificità, da altri totalitarismi che hanno seminato annichilimento. Un apparato di idee al limite del semplicistico, ovviamente propagandistico, ma tale da incarnarsi in tutte le manifestazioni della vita di un intero Paese. 

Scrive Grace Lee (Stanford Journal of East Asian Affairs): "Quando Kim Il Sung dichiarò unilateralmente la juche come principio di governo di tutti gli aspetti della vita nord-coreana, e base di tutte le politiche, questa filosofia guadagnò a Kim Il Sung uno stato divino".

Per capire il clima asfissiante, totalizzante e sacrale della juche è interessante, per il suo tono ironico ed emblematico, il reportage a fumetti di Guy Delisle dedicato a Pyongyang. Efficace più di un qualsiasi saggio.